IL DIARIO CREATIVO


Immagina uno spazio dalle pagine bianche tutto per te.


Immagina di essere libero di metterci dentro quello che vuoi.

Senza autocensure. Senza paletti, date, scadenze, imposizioni.


Solo tu e il tuo spazio bianco...

...Dove far girare la penna come ti pare, come ti viene, a suon di parole o di immagini, o entrambe.


Uno spazio dove fare collage con ritagli di giornale, riportare citazioni, scribacchiare rime o appunti, disegnare schizzi, fino a generare un raccoglitore creativo simile alla Smemoranda della nostra adolescenza… Ma senza compiti né voti 😉


Immagina questo spazio come intimo motore di espressione.

Questo è il diario creativo.

Dove il tuo mondo interiore può arrivare a esprimersi in vari modi, sbloccando quei processi creativi che credevi impossibili!


Scrivici sopra rime o appunti; incolla immagini che ti piacciono, disegnaci quel che ti pare: è la tua lavagna personale, attraverso cui essere davvero te stesso, in un meraviglioso processo di scoperta.


Che ne dici? Prova, dai! Procurati un quaderno o taccuino, e ritagliati anche solo cinque minuti al giorno per dare forma a ciò che ha dentro.

Se ne tieni già uno, raccontami nei commenti la tua esperienza.


--- In foto: il diario creativo griffato Scopriti ---

SCOPRIRSI IN SALA D’ASPETTO



Immagina la tua sala d’aspetto ideale: cosa ci metteresti dentro?

E cosa faresti (o non faresti) mentre attendi?


Questi sono i quesiti di base del laboratorio "Sala d'aspetto" di sabato scorso.


Tra una fase e l’altra, tra il pasticciare e l’immaginare la sala d’aspetto ideale, le partecipanti hanno avuto modo di scrivere a fiume, in prima battuta osservando la loro auto-composizione visiva.


Spesso la nostra creatività è inibita da vari fattori, fra cui la nostra stessa convinzione (limitante) di non saper fare una determinata cosa. In “Sala d’aspetto” si attiva un processo creativo già nell’attesa di fare quel qualcosa!


Chi ha partecipato al workshop non sapeva che stava sperimentando in diretta una tipologia di diario particolare che, a differenza di quello intimo, si concentra sul sentire avvalendosi di diverse modalità d’espressione.


Il processo conta più del risultato.

E sblocca nuove consapevolezze.


--- Parteciperesti a un workshop di questo tipo? Per saperne di più, scrivimi pure a scopriti@yahoo.com. Il laboratorio è replicabile, anche per gruppi precostituiti. ---

UN DISTOPICO PER (G)RIDERE

 


Immagina un mondo dove se ridi vieni considerato folle.

Cosa faresti? Ti adegueresti al codice comportamentale sobrio, oppure (g)rideresti lo stesso?


La Resa del Riso è un futuro distopico dove la gente ha fatto della tristezza uno status largamente accettato, e così pure la depressione. Al contrario, la (g)risata è percepita come un allarmante sintomo di follia.


L’ispirazione arriva dal mio ruolo di animatrice in RSA: al tempo dell’esordio, infatti, l’impatto fu scioccante. Notai che molti anziani invocavano spesso la morte, come si invoca una liberazione. Dentro mi scattò qualcosa, che rielaborai a livello inconscio; sognai una lunga rampa, illuminata da lucette verdognole, che conduceva a un inquietante ambiente sotterraneo. Ah, e pure un treno che esplode all’arrivo in stazione. Robe tranquille, insomma 🙄


E da quel sogno partii a razzo a scrivere! Ritroverai entrambe le scene nel libro, ovviamente.


Il romanzo è alleggerito da quella stessa ironia vietata nella vicenda (in quanto generatrice di equivoci e, quindi, grisate), consentendo al lettore di mettersi comodo e immergersi nella storia attraverso il racconto di René, lo psicoterapeuta protagonista che cura i pazienti al contrario.


Quando incontrerà i 'gridenti' per eccellenza, ovvero gli adolescenti, René saprà resistere alla tentazione del Riso?

E tu lettore, saprai resistere alla tentazione di sorridere leggendo i suoi pensieri, chiaramente pieni di figure retoriche e giochi di parole?

L’ASPETTO DI UNA SALA D’ASPETTO


Chissà in quante sale d’aspetto avrai sostato, in attesa di fare una visita.


Ricordi cosa ti ha colpito di quello spazio? Se ti sei sentito allietato nell’aspettare, oppure a disagio?

Immagina ora una sala d’aspetto ideale.


Cosa ci metteresti dentro? Penseresti agli arredi, ai divani, ai colori, agli odori, a cos’altro? Scatena l’immaginazione!


Questo è ciò che faremo nel prossimo workshop in programma sabato 8 febbraio; il laboratorio si articola in tre diverse fasi, divertenti e riflessive allo stesso tempo, che hanno lo scopo di condurti dentro te stesso attraverso il gioco. Inizieremo proprio giocando, con le figurine, per facilitare il processo creativo, e poi... potresti scoprirne delle belle.


Ci sono ancora dei posticini disponibili: se sei di Torino o zone limitrofe, ti aspetto per Sala d’aspetto!


Se sei troppo distante per partecipare, allora gustati il racconto da cui ho tratto ispirazione per il laboratorio.


Per partecipare al workshop di sabato 8 febbraio, o per organizzarne uno in altro momento, scrivimi a: scopriti@yahoo.com



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