UN DISTOPICO PER (G)RIDERE

 


Immagina un mondo dove se ridi vieni considerato folle.

Cosa faresti? Ti adegueresti al codice comportamentale sobrio, oppure (g)rideresti lo stesso?


La Resa del Riso è un futuro distopico dove la gente ha fatto della tristezza uno status largamente accettato, e così pure la depressione. Al contrario, la (g)risata è percepita come un allarmante sintomo di follia.


L’ispirazione arriva dal mio ruolo di animatrice in RSA: al tempo dell’esordio, infatti, l’impatto fu scioccante. Notai che molti anziani invocavano spesso la morte, come si invoca una liberazione. Dentro mi scattò qualcosa, che rielaborai a livello inconscio; sognai una lunga rampa, illuminata da lucette verdognole, che conduceva a un inquietante ambiente sotterraneo. Ah, e pure un treno che esplode all’arrivo in stazione. Robe tranquille, insomma 🙄


E da quel sogno partii a razzo a scrivere! Ritroverai entrambe le scene nel libro, ovviamente.


Il romanzo è alleggerito da quella stessa ironia vietata nella vicenda (in quanto generatrice di equivoci e, quindi, grisate), consentendo al lettore di mettersi comodo e immergersi nella storia attraverso il racconto di René, lo psicoterapeuta protagonista che cura i pazienti al contrario.


Quando incontrerà i 'gridenti' per eccellenza, ovvero gli adolescenti, René saprà resistere alla tentazione del Riso?

E tu lettore, saprai resistere alla tentazione di sorridere leggendo i suoi pensieri, chiaramente pieni di figure retoriche e giochi di parole?

L’ASPETTO DI UNA SALA D’ASPETTO


Chissà in quante sale d’aspetto avrai sostato, in attesa di fare una visita.


Ricordi cosa ti ha colpito di quello spazio? Se ti sei sentito allietato nell’aspettare, oppure a disagio?

Immagina ora una sala d’aspetto ideale.


Cosa ci metteresti dentro? Penseresti agli arredi, ai divani, ai colori, agli odori, a cos’altro? Scatena l’immaginazione!


Questo è ciò che faremo nel prossimo workshop in programma sabato 8 febbraio; il laboratorio si articola in tre diverse fasi, divertenti e riflessive allo stesso tempo, che hanno lo scopo di condurti dentro te stesso attraverso il gioco. Inizieremo proprio giocando, con le figurine, per facilitare il processo creativo, e poi... potresti scoprirne delle belle.


Ci sono ancora dei posticini disponibili: se sei di Torino o zone limitrofe, ti aspetto per Sala d’aspetto!


Se sei troppo distante per partecipare, allora gustati il racconto da cui ho tratto ispirazione per il laboratorio.


Per partecipare al workshop di sabato 8 febbraio, o per organizzarne uno in altro momento, scrivimi a: scopriti@yahoo.com



IL FIL ROUGE




Il diario è il mio fil rouge.

Anche se ci ho messo anni a rendermene conto.


Eppure è proprio così che ho iniziato a scrivere romanzi: in forma diaristica. È successo con le prime due opere, forse perché in quanto autodidatta ho attinto da dove avevo più dimestichezza… Non mi ero mai ritenuta all’altezza, fino a quel momento. Finché non l’ho fatto, insomma. Grazie al fil rouge. Però non sapevo ancora che il fil rouge fosse il mio fil rouge! 😆


Forse tu non hai ancora trovato il tuo, ma posso assicurarti che la scrittura a mano può aiutarti a recuperare questo e molti altri fili della tua esistenza: più ne recuperi, meno faticherai in questo labirinto esistenziale che a volte ci affascina, e altre volte ci fa smarrire.


Nel 2022, quando ho scritto Un nuovo sguardo, sono ripartita alla stessa maniera degli esordi, cioè dalla narrazione diaristica: ho messo il malcapitato personaggio in questione davanti a una bella sfida di trasformazione. È successo che alla fine mi sono trasformata anch’io, a ridosso della pubblicazione, trovando il mio fil rouge! E dire che era sempre stato lì, sotto il mio naso.


Scoprirlo è stato come aver illuminato di colpo quel labirinto intricato.


E tu ce l’hai un fil rouge? O lo stai ancora cercando nel groviglio?

SE DICO DIARIO A COSA PENSI?



Se ti dico diario a cosa pensi?

A un volume con lucchetto, su cui scrivere fiumi di pagine ogni giorno?

Il diario intimo – quello appena descritto – va benissimo, ma non rende l’idea di quanto sia potente e declinabile questo strumento.


Esiste infatti un’intera costellazione diaristica da scoprire, in grado di soddisfare le più svariate necessità. Di recente ho parlato del diario della gratitudine, ma ce ne sono molti altri…


Ad esempio c’è il diario creativo, tipologia ideale per chi fatica a verbalizzare e predilige l’immagine. Dentro può starci di tutto: schizzi, disegnini, appunti sparsi, collage di foto… Un tutto che serve a esplorare, espandere ed esercitare la propria creatività.


Ce ne sarebbero tante altre di tipologie, che non basterebbe un post nemmeno a elencarli!


Per conoscere e praticare le varie tipologie ho ideato la formula a distanza, declinabile in tre puntate: l’assaggio di diario, la formula del diario provvede e infine quella di “Attraversare il ponte” a… chiudere la trilogia.


Se vuoi ricevere il PDF di assaggio, scrivimi.


Se sei di Torino o dintorni, valuta i laboratori in presenza: sono un gran bel valore aggiunto! Per info e chiarimenti, scrivimi a scopriti@yahoo.com.


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