Franklyn

"Non è quello che sembra" disse il mio amico Luca, nel porgermi il DVD di Franklyn.
La locandina mostra un tizio mascherato, al suo fianco Eva Green e la frase "questa notte ucciderò un uomo".
Ma aveva ragione Luca. Il film non è quello che sembra.

E' una di quelle visioni alla Memento, un puzzle-movie impegnativo che richiede tutta l'attenzione e la pazienza possibili da parte dello spettatore. Perché per tre buoni quarti d'ora è davvero difficile comprendere.
Storie apparentemente estranee fra loro, due mondi così distanti, la Londra attuale e una Londra sconosciuta, gotica, dittatoriale, in cui infiniti culti governano tutti gli individui tranne uno (il tizio mascherato della locandina). 
Nonostante il ritmo narrativo un po' lento, il film si dimostra originale e sorprendente. I personaggi sono anime perdute, afflitte da mali oscuri, e pertanto cercano rifugi e scappatoie; ma per ognuno si delinea poco a poco la strada dell'epilogo. Forse quella della guarigione.
Stupenda l'ambientazione della gotica "Città di Mezzo", la cosa più valida dell'intera pellicola che pecca un po' per i ritmi lenti nella prima parte, in favore di analisi introspettive dei guai dell'animo umano.
Si parla d'amore, di destino, di credo, di immaginario, di follia.
A proposito della delicata tematica del suicidio, particolarmente significativa è questa frase:
"Non è solo per le persone che lasci qui, è per quelle che non hai ancora incontrato." Amazing!

Mi fermo qui nella descrizione perché altrimenti rovinerei la visione a chi non l'ha mai visto. Nonostante sia uscito più di tre anni fa nelle sale, mi sento di consigliarvene la visione, se amate i film complessi, contorti, impegnativi. 

Itaglia

Più tasse meno servizi. Più tagli meno investimenti. Sale l'inflazione scende l'occupazione. C'è qualcosa che non mi torna. I soldi, tanto per cominciare...
Le tasse e l'illusione dei servizi. Le rate e l'illusione del possesso. I prestiti e l'illusione di ricchezza.
Il governo Monti, quello tecnico, quello non eletto dal popolo, sta spremendo questo Paese generando problematiche sociali che nemmeno il governo-circo precedente avrebbe potuto architettare.
Hanno creato gli esodati, una nuova non-categoria. Benvenuti in Itaglia.
Hanno creato l'IMU, la Spending Review. Continuano a tassare i cittadini senza fornire agli stessi un adeguato impianto assistenziale, il cosiddetto welfare, candidato a divenire specie in via d'estinzione.
Ma ridurre le siringhe e i posti letto non ci salverà dalla scure del debito pubblico. Tagliare laddove bisognerebbe investire -scuola, università, ricerca, tre cose assolutamente a caso- suona come un clamoroso autogol che ipoteca il futuro. Il nostro futuro.
Il guaio di questo Paese è, ridotto all'essenza, che non si vuol scommettere (partite truccate a parte, s'intende). Non si rischia, non si investe, non si cambia, soprattutto. Non si ha il coraggio di farlo. In questo senso, siamo assolutamente un Paese vecchio. Che pur di non investire lascia partire le menti brillanti. Arrivederci. E giù un altro colpo di forbice.
Giovane, hai un'idea? Tienitela. Oppure mettila in valigia e prova da un'altra parte.
Qui sorge un problema, allora. Di idee io ne ho mille e non ho alcuna intenzione di fare la valigia, al momento. Dunque, io e chissà quanti altri giovani in questo Paese, rappresentiamo la volontà del cambiamento. Se permettete, cari ministri e industrali e alte cariche supreme, se permettete noi non ci rassegnamo alla situazione. Continuate pure a fare gli Edward mani di forbice. Noi, giovani e meno giovani, continueremo a fare i Dylan Dog. Indagatori dell'incubo contro mostri quali cassa integrazione e precariato e disoccupazione.
La metafora perfetta di tanto disastro è il nostro amato sport nazionale: il calcio. Grandi club che utilizzano i giovani dei propri vivai come merce di scambio o come tesoretto per fra quadrare i bilanci. Strutture che cadono a pezzi, ultras facinorosi che comandano e mietono paura, porcherie all'italiana tipo partite vendute, bilanci truccati. Campioni osannati e ricoperti di milioni e giovani talenti messi in panchina o lasciati in squadre di provincia perché sono troppo giovani.
Tagliate le borse di studio. Tagliate le pensioni. Tagliate la ricerca. Tagliate il personale. Tagliate il futuro direttamente. E non sia mai però, non tagliate i privilegi dei parlamentari. Nella storia, una volta è successo che han cominciato a tagliare le teste, in una certa rivoluzione. Qui invece tagliano i cervelli. E magari succede che ti ritrovi laureato, plurilaureato e troppo qualificato o senza esperienza per lavorare. Per lavorare, si sa, devi avere esperienza. (E per avere esperienza, devi lavorare...)

Itaglia, bisognerebbe avere il coraggio di cambiare. Nuova economia, nuovo sistema.
Urge un'economia etica, capace di porre al centro l'essere umano e non la moneta. Altrimenti saremo punto da capo. C'è la crisi e la gente corre al casinò e a giocare al lotto. C'è la crisi e tanti imprenditori, troppi imprenditori, pensano a come farla finita. C'è la crisi e i giovani girano il mappamondo per capire dove andare. C'è la crisi e i malati fanno in tempo a guarire da soli, fintanto che aspettano i tempi biblici della mutua. C'è la crisi e in un attimo perdi lavoro e dignità. Basta.
Una civiltà evoluta dovrebbe essere in grado di vivere degnamente il suo tempo, invece di pensare a come sopravvivere.

Dare


Ecco il secondo inedito. Dare è più 'seria' rispetto alla precedente Mille MiRe, difatti era talmente seria che ho deciso di farla partecipare al contest creativo indetto da Eggers 2.0. A quanto pare il brano ha superato la prima selezione ed ora incrociamo le dita per la seconda... Nel frattempo, ho pensato di condividerla con voi. In questo primo videoclip ecco la canzone con testo e traduzione. Esecuzione e registrazione sono assolutamente imperfette... Ho azzardato, registrando prima la chitarra e poi la voce sopra, ma come risultato finale non mi dispiace. Che ne dite?

(video non più disponibile)


E qui, una chicca: la storia che si cela dietro questo brano, e il modo rocambolesco in cui l'ho presentata al contest creativo. Nel mio tipico modo di fare.
Tirando le somme, questa non è che una mera versione acustica, primitiva, in attesa di poterla vestire con abiti molto rock (vero, Marco?! Are you ready?). 
Chiudo con qualche ringraziamento, dacché condividere sul proprio blog due mie canzoni in pochi giorni non è da poco. Ringrazio allora i miei due insegnanti di musica, Fabio-chitarra e Marcello-batteria, quelli dell'associazione Comala con cui ho condiviso la registrazione e la non-registrazione, nonché tutte quelle persone che credono in me più di quanto sarebbe lecito aspettarsi. E siete un bel po', per fortuna. Thank you.

(video non più disponibile)

Mille MiRe

Ci siamo. Finalmente pubblico una mia canzone sul blog. Paradossalmente, il mio esordio musicale sul web avviene con il brano che ho composto per ultimo.
Mille, come le cose che sono, quelle cui miro. Appunto, mire, obiettivi, progetti, idee, sogni, ambizioni. 
Ma, dato che non ne azzecco una, mi son detta: strappiamo via la radice d'ogni male, ovvero la mancanza di concretezza. Bene, cominciamo subito concretamente a sovvertire la storia. Canzone sul blog. Chi se ne frega dell'audio. Chi se ne frega della voce e della qualità. Chi se ne frega del copyright (ma chi mai potrebbe rubarmi una canzone tanto autoironica? Ci vorrebbe coraggio...) E pazienza se non piacerà. Pazienza se non è perfetta. Pazienza anche se quel che dico è tutto vero. Ho mille MiRe. 

(video non più disponibile)

Io che al momento sono in attesa -più che in cerca- di risposte di vario tipo. Sono una specie di stand-by viaggiante. Scrittrice? Giornalista? Cantautrice? Innamorata? Lavoratrice? Realizzata? Stimata? Concreta? Regista dei miei sogni? Padrona del mio destino? ...No, l'ultima spero proprio di no, sono troppo pasticciona. Che ci pensi la Divina Provvidenza. Mando subito una mail lassù.

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