Chicco vuol fare lo scrittore


«Quei piccoli borghesi là, dietro le loro tendine ricamate, coi loro figli, i loro mobili dozzinali e le loro aspidistre, essi vivevano secondo il codice del denaro, senza dubbio, e riuscivano ciò nonostante a conservare la loro dignità. Avevano le loro norme, i loro inviolabili punti d’onore. Si “mantenevano rispettabili”: facevano garrire le loro aspidistre, come bandiere.»
(George Orwell, Fiorirà l'aspidistra)

Chicco vuol fare lo scrittore, ha talento e buone idee, perciò si mette al lavoro per scrivere un libro; una volta terminato, Chicco si mette alla ricerca di un editore... che non tarda ad arrivare, perché il suo testo è di ottima qualità. Il romanzo viene pubblicato e vende centinaia di migliaia di copie, inaugurando una brillante carriera. Chicco firma poi altri contratti editoriali per successivi lavori, ottenendo cospicui anticipi; soddisfatto, Chicco continua a scrivere nella villa fuori città che ha potuto acquistare, immerso nei rumori della campagna.
Scusate, ho dimenticato di scrivere c'era una volta.
Perché oggigiorno è più facile che Chicco sia un precario oppresso dal senso di fallimento che si diletta fra blog, Wattpad e concorsi letterari vari, la cui unica pubblicazione è rimasta soltanto un paio di mesi in libreria vendendo 30 copie.
Eppure, nel passato, come se la cavarono i grandi autori? Ve lo siete mai chiesto?
Pensate a Fedor Dostoevskji, celebre scrittore ottocentesco. Ebbe una vita molto travagliata. Problemi di salute, problemi con la giustizia, problemi economici... Quando si trovò a dover pagare debiti di gioco, però, escogitò la soluzione perfetta: in un solo mese scrisse Il giocatore. Ebbe così modo di compiere un'autoanalisi sulla ludopatia, e nel contempo tirò su un po' di soldi per pagare i debiti.
Al contrario di lui, Jules Verne poté scrivere e pubblicare senza grossi problemi, avendo sposato una ricca vedova. Insomma, era un mantenuto. E tale condizione gli consentì di scrivere un capolavoro dietro l'altro. Se leggete Dalla Terra alla Luna rimarrete sbalorditi dalla cura dei dettagli, scientifici e fantascientifici, in netto anticipo su quel che avverrà il secolo successivo. Per quanto agevolato nella condizione, però, il suo matrimonio fu infelice.
Franz Kafka dovette invece lavorare come agente assicuratore. Non gli piaceva affatto, perché arrivava troppo stanco la sera per potersi dedicare alla sua vera aspirazione, cioè scrivere. Mi ricorda qualcosa...
George Orwell visse per anni in miseria, riducendosi a fare anche lo sguattero. Narrò queste difficoltà nel suo splendido e poco conosciuto Fiorirà l'aspidistra, il cui protagonista è appunto un aspirante scrittore senza speranza. 
William Golding era un insegnante. Negli anni Cinquanta scrisse Il Signore delle Mosche, celebre romanzo distopico che narra di un gruppo di ragazzini naufraghi su un'isola deserta. Considerato un capolavoro, al principio fu rifiutato da ben 21 editori.
Più vicina ai tempi nostri, invece, negli anni Novanta una scrittrice inglese riuscì a tenere testa alla depressione e alla propria disastrosa condizione economica, terminando di scrivere il suo romanzo nel pub del cognato. Non so se l'avete mai letto, s'intitola Harry Potter e la pietra filosofale. Successivamente, però, anche JK Rowling subì il rito di iniziazione riservato a quasi tutti gli aspiranti scrittori: il rifiuto di più case editrici, nel suo caso 12. Incredibile ma vero.
Guardando bene questi esempi, si può concludere che la vita dello scrittore non è mai facile. In nessuna epoca. Il nostro Chicco immaginario non potrebbe comunque prescindere dalle difficoltà, e sapete perché?
Perché se la vita fosse così facile, egli non avrebbe niente di speciale da raccontare.
Ecco perché il nostro Chicco, se lo vogliamo verosimile, dovrebbe avere una storia diversa.

Chicco ha avuto un'adolescenza difficile e non sa quale strada imboccare per il futuro. Al culmine dei tormenti viene folgorato da un'ispirazione che lo porta a scrivere un romanzo. Non se ne accorge subito, ma i personaggi riflettono le sue paure, i suoi tormenti, le sue stesse incertezze. Chicco finisce di scriverlo entusiasta, a lui pare un capolavoro! Si sente meglio, molto meglio, tanto che per il futuro si vede scrittore. Lo manda a un po' di case editrici, ma nessuna gli risponde. Finalmente dopo vari tentativi e revisioni arriva la prima risposta, ed è una bocciatura. Chicco accusa il colpo, ma nel frattempo ha aperto un blog e diffuso alcuni suoi racconti sul web, raccogliendo primi consensi. È troppo tardi per autocommiserarsi, perciò riprende il suo manoscritto e lo rimodella, perché a furia di scrivere ha imparato a farlo davvero. Partecipa vanamente a qualche concorso, vorrebbe cedere a editori a pagamento, poi decide di mandare il suo lavoro ad alcuni editori selezionati con attenzione. Uno di questi gli risponde dopo sei mesi. Sì, siamo interessati al suo manoscritto. Chicco pubblica, vende 150 copie, fa presentazioni, cerca di accrescere il suo pubblico attraverso i social. E mette in cantiere un nuovo romanzo.

Se Chicco vuol fare lo scrittore, prima o poi ci riesce. Magari senza vendere milioni di copie. L'ingrediente fondamentale che gli occorre è la resilienza. Scrivere per anni senza vedere un centesimo, inanellando rifiuti in continuazione. Finché qualcosa si muove. L'esempio viene proprio dai grandi della letteratura. Pensate a JK Rowling: ha preso la resilienza e l'ha elevata all'ennesima potenza. I lettori, cioè tutti noi, l'hanno poi premiata per bene. Immaginate se, invece, avesse lasciato perdere dopo il dodicesimo rifiuto! Nessuno di noi avrebbe mai conosciuto Harry Potter. 
Forza Chicco, continua a scrivere. 

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