(E)UTOPIA

L’Utopia- Repubblica- Storia dell’utopia

Il tema dell’utopia mi è molto caro, si vede?!

Recentemente ho deciso di colmare qualche lacuna teorica, perché a scuola in genere si studiano solo Moro e Campanella. Ho dunque approfondito largomento, un argomento affascinante, leggendo Storia dellutopia di Lewis Mumford e successivamente anche la Repubblica.

 La Repubblica è l’opera che per prima nella Storia si preoccupa di disegnare una città ideale, per merito di Platone, che in questo libro ci presenta diverse idee sotto forma di un lungo dialogo tra i suoi fratelli e Socrate, suo maestro. Vi riporto qui il passaggio che mi ha colpito di più:

    “Luomo libero non deve imparare niente per costrizione. (...) Non educare a forza i fanciulli negli   studi, ma educali attraverso il gioco: così saprai discernere ancora meglio le inclinazioni di ognuno”

Ecco dunque che Platone ci regala un preziosissimo e attualizzabile consiglio su come dovremmo impostare un’educazione ideale. Ma è con Tommaso Moro che, effettivamente, il termine utopia compare per la prima volta. Quello che forse non tutti sanno è che questa parola ha un doppio significato (anche al signor Moro piacevano i giochi di parole, se non altro almeno questo l’abbiamo in comune!):

Eu-topia= modello del vivere buono o del vivere felice

Ou-topia= non-luogo o di un luogo diverso dal quale ci troviamo

Utopia può voler dire, dunque, sia buon posto che nessun posto. Cambia completamente il modo di intenderla, in questa duplice lettura, poiché rimanda non solo a qualcosa che in effetti non esiste, ma che in quanto modello ideale può essere costruita come buon posto dove vivere.

    “Una repubblica di lavoratori che vivono in eguaglianza, desiderando la pace, e rinunciando alle ricchezze.”

Dopo Moro sono molteplici i tentativi letterari di raffigurare l’utopia, ma Mumford li stronca quasi tutti nella sua analisi. Io personalmente sono rimasta affascinata da Christianopolis di Johann V. Andrae, un’opera poco conosciuta che immagina una comunità senza denaro, dove nessuno può superare laltro in termini di possedimenti, ma in cui tutti devono lavorare. In pratica, labolizione delle classi sociali.

Con l’industrializzazione, ahimè, nulla di buono viene prodotto in quest’ambito: le utopie non fanno altro che aggiungere mirabolanti invenzioni a quelle già preesistenti, candidandosi come modelli utilitaristici; nel frattempo avviene la scissione fra arte e scienza, e la loro compartimentazione in mille altre suddivisioni. Mumford stronca gli artisti, colpevoli di essersi allontanati dalla comunità concependo larte come estasi o cura personale, e persino i musei, considerati contenitori di cianfrusaglie di un’epoca passata che si vuol deridere rispetto al moderno progresso. L’accenno alla multi-potenzialità di Leonardo e Michelangelo, le due figure dominanti del Rinascimento, non è affatto casuale: un tempo gli artisti erano anche scienziati e viceversa. Michelangelo nel XX secolo si sarebbe limitato agli affreschi? A un Leonardo oggi basterebbe forse solo dipingere la Gioconda? L’importanza di padroneggiare discipline così apparentemente distanti fra loro è malvisto al giorno d’oggi, nell’era dell’iper-specializzazione, ma la Storia ci racconta unaltra storia. Mumford sostiene insomma che questa compartimentazione abbia prodotto mediocrità per la comunità, anziché ricchezza.

     "L’uomo comune ama l’arte e vive di essa; è solo quando non è disponibile una buona opera che si accontenta di una di minor qualità. L’unico modo per mantenere la gente lontana dall’arte è di non offrirgliene." (Storia dell'utopia, L. Mumford)

Credo però che oltre alla teoria bisognerebbe pensare anche alla pratica dellutopia. Vi faccio un esempio. Nel 2019 realizzai un progetto con gli anziani in RSA: immaginare una città ideale. Quel progetto ebbe il suo culmine col plastico della città presentato al pubblico (quando ancora si poteva entrare nelle RSA). La voce dei Custodi della Memoria può davvero essere interessante, se solo ci sforziamo di ascoltarla senza pregiudizi. Venne fuori, da quella fantasticheria collettiva, che nella città ideale non dovessero esserci per esempio centri commerciali, bensì le care vecchie botteghe di quartiere. Gli anziani si basarono in gran parte sul loro vissuto, arrivando a disconoscere una buona parte delle istituzioni e delle consuetudini oggi preesistenti.

Chissà quanti altri progetti sociali, più o meno consapevoli, hanno toccato questa tematica! E immaginate cosa si potrebbe fare, per esempio, mischiando i target generazionali e culturali...

L’utopia non è una fantasia sfrenata e irraggiungibile, ma un esercizio di idee e valori che tutti possiamo mettere in pratica, sotto forma di lettura, di gioco, di pensiero. Essa esercita la nostra creatività e allena il nostro spirito critico a servizio di un avvenire più prospero. Immaginare ci aiuta a uscire da schemi preconcetti, a disegnare un ideale magari irrealizzabile, ma verso cui tendere. Mumford nel suo libro distingue tra utopia della fuga e utopia della ricostruzione: se nel primo caso ci si vuole rifugiare su unisola incantata, nel secondo caso si intende creare una nuova scala di valori in costante riferimento alla realtà, la vera meta di questa utopia che si fa strumento di cambiamento. Molte cose mi hanno sconvolto di questo libro, in particolar modo la critica al mito dello Stato Nazionale, per Mumford causa di gran parte dei problemi che ci affliggono. Credetemi se vi dico che è purtroppo difficile dar torto alla sua analisi. Ecco perché ve ne consiglio la lettura, è un libro (e in generale un filone letterario) che apre la mente e il pensiero critico.

Tornerò in futuro a parlare di utopia. Credo ce ne sia un gran bisogno.

Se il tema utopia ti ha stuzzicato, clicca qui:  https://faresol.blogspot.com/p/utopia.html

Elogio del fallimento

I miei 4 libri: Damazerico, Fuga dall'amore, Miracoli metropolitani, La Resa del Riso

Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli? Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi Nessuno vuole essere Robin

(Cesare Cremonini, "Nessuno vuole essere Robin")

In questo tempo spietato e frettoloso, nessuno sembra avere tempo per godersi il processo, tutti vogliono i risultati. Se non centri il bersaglio sei un fallito, una fallita. In questo tempo spietato e frettoloso, i sogni sono materia che scotta. Perché il marchio del fallimento sembra essere una vergogna, un disastro, un brutto voto dopo uninterrogazione, unirrimediabile dimostrazione di ciò che che vali. In un tempo in cui tutto è quantificato e misurato, si guarda solo al risultato.

Ecco perché desidero raccontarvi la mia esperienza, spiegandovi come mai sogni e fallimento stanno nella stessa frase. Siete pronti?

Dieci anni fa, il 2 maggio 2012, debuttava questo blog col titolo che la man esca allo scoperto, da cui trassi lo pseudonimo manesca. Il mio sogno era quello di diventare una scrittrice e, benché avessi cominciato a scrivere nel 2011, fu proprio il 2012 il mio anno di grazia: aprii questo blog, completai Damazerico e scrissi altri due romanzi, composi una vagonata di canzoni, e poi un numero imprecisato di post, pensieri, progetti... Lavoravo anche in una redazione come praticante giornalista sportiva, quindi avevo un interessante percorso professionale. Ecco, dovevo solo riuscire a pubblicare Damazerico, magari anche il nascente Fuga dall’amore, e il successo sarebbe arrivato. Non nego di averci fantasticato su.

Eppure.

Ho fallito. Tante, tante di quelle volte che sono diventata, ehm, professionista del settore.

Iniziai la mia carriera fallimentare con Damazerico, respinto da varie parti e pubblicato forse per riconoscenza dall’editore con cui all’epoca collaboravo, a fine 2013. Ma il lavoro si reggeva solo sulle mie fragili competenze, tutte ancora in costruzione, e scomparve dopo sole 40 copie ormai rarità.

Se non avessi fallito sarei stata travolta dalle critiche e magari anche dal successo; in entrambi i casi non ne avrei retto il peso.

Abbandonai il giornalismo e mi buttai in una delle mie mirabolanti imprese, il Tealtro. La forza che mi stava riportando verso l’animazione mi portò a concepire questo progetto da zero ma, anche in questo caso, non avevo competenze specifiche! Il progetto durò ben oltre i primi workshop sperimentali, ma le prospettive di farne un progetto a lungo termine fallirono. Già che cero abbandonai pure il blog.

Se non avessi fallito non avrei mai conosciuto la realtà della RSA, fondamentale per la mia formazione, né avrei fatto il corso di animazione, tantomeno avrei iniziato a scrivere La Resa del Riso.

Nel frattempo incassavo rifiuti da ogni direzione, per ogni mia opera. Mi lanciai anche nei giochi da tavolo, ma alla fiera decisiva leditore restò perplesso davanti al testing del mio gioco. Cominciavo a sentire la frustrazione. A questo si aggiungevano pure le canzoni che non riuscivo a condividere, tanto meno a incidere. Vedevo il disastro generale ma non larricchimento.

Se non avessi fallito sarei diventata distratta e vanagloriosa, troppo acerba per riuscire a gestire critiche, opportunità o successo.

Nel 2018 ero sposata, madre di una cucciola, prossima a tornare a quel lavoro di animatrice che ormai adoravo. Tentai ancora una volta con i libri, partecipando al torneo letterario "Io Scrittore" con La Resa del Riso, ma niente da fare: dalle critiche ricevute capii che dovevo lavorarci su ancora. Nel 2019 riuscii finalmente a centrare una selezione per Fuga dall’amore: era fatta! O forse no. C’era linghippo, e si chiamava crowdfunding. Mi ci lanciai, non avendo nulla da perdere. Ma sapermi vendere non era proprio la specialità di casa. Fu infatti un fallimento: niente pubblicazione.

Se non avessi fallito non avrei imparato le lezioni fondamentali sulla scrittura, né ripreso questo blog. Inoltre, non avrei mai potuto gestire una pubblicazione fra trasloco, poppate, inserimento al nido e brusco rientro al lavoro.

Ripescai l’idea del blog proprio da quell’ultimo fallimento. Gli diedi un nuovo nome, FaReSol, perché la mia professionalità era cambiata. Ottenni riscontri bassi, più bassi ancora di manesca.

Se non avessi fallito mi sarebbe balzata l’idea di fare smartworking e diventare blogger, rinunciando al mio lavoro di animatrice, visto che da lì a poco sarebbe scoppiata la pandemia.

Nel 2020 scrissi il racconto-sequel di Fuga dall’amore, manco l’avessi pubblicato, e Miracoli metropolitani. Sentivo uno spirito diverso, dentro quei racconti. Il racconto-sequel ottenne qualche timido consenso. Troppo poco rispetto alla fatica spesa. Nel frattempo, il mio meraviglioso lavoro stava piegandosi alle peggio cose causa covid. Di lì a poco decisi di condividere le mie canzoni, troppo tempo nel dimenticatoio… Rispolverai i miei brani migliori, allacciai qualche contatto per una probabile collaborazione artistica, ma i risultati furono impietosi. "Te la sei cercata" me lo dissi da sola. Poi finalmente la luce (editoriale)! Si manifestò a fine 2020, per Miracoli metropolitani. Ma non ero una scrittrice di romanzi? Va beh, fa lo stesso. Neanche il tempo di stappare lo champagne che dovetti affrontare inenarrabili batoste professionali che mi fecero perdere fiducia e serenità. 

Se non avessi fallito non avrei mai sentito la necessità di intraprendere la rivoluzione dolce delle abitudini, la mindfulness…

Ma con la pubblicazione era fatta, o no?

Pubblicai la mia prima raccolta di racconti a maggio 2021. Presentai il mio libro davanti a una manciata di persone. Doveva essere il mio momento di gloria, invece sbattei contro l’amara realtà. Successivamente incassai vari rifiuti per presentare il libro. Un gran bel risultato che mi valse il master di specializzazione in scienze del fallimento.

Se non avessi fallito avrei lasciato il lavoro che in quel momento mi stava logorando, senza completare il percorso di consapevolezza già intrapreso.

Per gettarmi via le scorie puntai tutto sui concorsi, quasi che la letteratura debba essere una competizione. Diedi un’ultima chance a Fuga dall’amore. Le probabilità di vincere erano davvero basse, e invece… arrivò terzo! Che bello!

Ma non successe niente di niente. Niente eventi mondani, niente stampa, niente discorso, niente proposte editoriali, niente. Bella croccante questa medaglia di bronzo... sa di fallimento.

Nel frattempo, neanche La Resa del Riso ce l’aveva fatta a vincere. Tuttavia, attirò l’attenzione della casa editrice LuoghInteriori. Giunsero poi altre insperate possibilità sul piano professionale e formativo, ma tutte puntualmente naufragarono sul più bello. Il blog, da parte sua, portava sempre meno visualizzazioni.

Se non avessi fallito sarei salita di livello senza considerare la resiliente opportunità di creare dal nulla idee come il Museo Sensoriale, il Museo da tavolo e la Libreria da tavolo. Attualmente sto continuando a fallire: queste idee non sono un risultato favoloso di cui potersi sfregiare, ma laboratori pieni di insidie e piccole soddisfazioni e paziente lavoro.

Ecco, ora sai che la mia storia di animautrice è costellata di tantissimi fallimenti. E ti ho raccontato solo una parte, i più eclatanti, nel montaggio ho dovuto tagliare varie scene ;) Non so dirti come andrà La Resa del Riso, ma so che affronterò ogni presentazione con una consapevolezza diversa dal passato, che il valore conta assai più del successo.

Non bisogna avere paura di fallire: in questa epoca spietata e impaziente anche il più meraviglioso giardino necessita di molto tempo e molta cura per poter fiorire.

Se non avessi fallito non sarei la persona che sono oggi.

Se non avessi fallito non avrei imparato un bel niente.

Sono certa che anche tu hai fallito varie volte, ed è un bene! Vuol dire che avevi qualcosa di bello da costruire. Pazienta. Persevera. Rimodella. Ritenta.

Sognare e fallire non sono che due facce della stessa medaglia. Possono stare nella stessa frase, come nella stessa vita.

Sognavo di diventare una scrittrice, ora sogno di farti sognare fra le pagine che ho scritto.

Esplorautori- Gino Pitaro

Se vuoi recuperare la prima puntata della rubrica: faresol.blogspot.com/2021/11/esplorautori

cover di Babelfish (Ensemble)

INTRO- Rieccomi con Esplorautori! Ora che è giunta la primavera, e con essa lagognata pubblicazione del mio romanzo, ho pensato fosse bene riprendere in mano questa rubrica. Per me è un modo di restituire tutto quello che riceverò, non importa quanto, in termini di attenzione (ciò che spesso manca a un autore emergente...) cercando di valorizzare il lavoro di un altro scrittore e di farvi venire una voglia matta di leggere i suoi libri. Sì, proseguo con l"istigazione alla lettura"! Nelle puntate precedenti ho dato spazio a Sara Villa ed Elenia Stefani, oggi tocca a Gino Pitaro. Ho avuto modo di incontrarlo poco prima della pandemia, in occasione della presentazione del suo romanzo La vita attesa.

Breve biografia- Gino Pitaro nasce nel 1970 a Vibo Valentia. Prima di approdare nelleditoria svolge una miriade di lavori e lavoretti, fra cui il documentarista indipendente. Nel 1996 si laurea al DAMS di Bologna. Lavora successivamente come redattore e articolista, arrivando poi a pubblicare il suo primo romanzo, I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), nel 2011. Nel 2013 pubblica Babelfish, una raccolta di racconti, e nel 2015 il romanzo Benzine, entrambe con Edizioni Ensemble. Nel 2019 esce il suo terzo romanzo La vita attesa (Golem Edizioni). Nel corso di questa sua carriera letteraria Gino ottiene molti consensi e si aggiudica vari premi. Una carriera interessante e variegata, che poi prosegue con lavventura in self-publishing: nel 2020 pubblica infatti Medjougorje- I segreti rivelati, che segna il suo debutto nella saggistica. Infine, sempre in self-publishing, nel 2021 ripubblica BabelfishAttualmente vive a Roma.

Babelfish- E proprio di Babelfish vorrei brevemente parlarvi. Lopera si articola in sei racconti scorrevoli e avvincenti; si passa dall’essere inseguiti da un toro a Pamplona fino a passeggiare per le vie del cimitero Verano (questultimo, intitolato Holly, è il racconto che mi ha colpito di più), per poi calarsi nei pertugi di un negozio nostalgia che vende articoli vintage. Si viaggia da Pamplona passando per Roma, Londra, Ginevra, Singapore... Sono proprio le ambientazioni, sorrette da godevoli descrizioni, che mi hanno fatta innamorare di questo libretto: è un viaggio inusuale per il mondo stando seduti in poltrona, nel quale i protagonisti sono inseguiti o inseguono ora lamore, ora il successo, ora il pericolo. Non cè un finale mieloso in queste storie di "nomadismo esistenziale", ma un forte senso di speranza e autenticità, che le rendono credibili. Nella nuova edizione auto-prodotta troverete poi un racconto inedito che Gino ha voluto giustamente inserire. Insomma, Babelfish è l’ideale per chi vuol leggere qualcosa di non banale ma ha poco tempo o poca voglia, o entrambe le cose: come ho già sostenuto in occasione del mio Miracoli metropolitani bisogna rivalutare i racconti perché rappresentano un buon svezzamento per novelli lettori e scrittori. Rivalutiamoli, dunque!

Benzine e altri lavori- Se amate di più i romanzi, Gino ne ha scritti diversi. Non male Benzine, romanzo interessante e scorrevole ambientato nella periferia romana, dove il giovane Luigi si arrangia come può in uno scenario tormentato, fra spietati call center e infiniti e particolareggiati viaggi in metropolitana, fra voglia di rivalsa e amare riflessioni. Altrettanto interessante è La vita attesa, cui vi rimando a fondo articolo per la recensione che a suo tempo gli dedicai. Infine, con l’ultima pubblicazione Gino Pitaro ha virato verso la saggistica cambiando decisamente argomento. Non conosco i dettagli di Medjugorje, ma i consensi sul web non mancano, tanto che il libro ha riscosso un certo successo pure all’estero, con traduzioni in varie lingue. Se l’argomento mariano vi affascina sono certa che apprezzerete questa pubblicazione. In generale ho sempre trovato la scrittura di Gino profonda e autentica, in particolare ne La vita attesa,  e allo stesso tempo avvincente.

Un retroscena- Ricordo che, agli albori della mia non-carriera, Gino cercò di indirizzarmi verso i percorsi editoriali migliori dandomi consigli attendibili (quindi senza illudermi né svilirmi, mentre al mondo d’oggi capitano regolarmente l’una e l’altra cosa nei confronti dei debuttanti). Dunque averlo inserito in Esplorautori non è solo un modo per ringraziarlo, ma anche un tentativo di focalizzarmi sui buoni libri e i loro interpreti: noi autori dovremmo aprirci per primi verso i lavori altrui con sguardo curioso, anziché preoccuparci solo di sbandierare i nostri.

Social- Sui suoi canali social (Linkedin, Facebook e Instagram) Gino è solito trattare regolarmente argomenti di attualità, con estrema cura e padronanza dei temi. Parla spesso di luoghi e monumenti, senza risultare mai banale, proprio come nei suoi libri. Bravo dunque sia con la realtà che con la finzione.

La chicca finale- Umberto Eco ha presieduto la discussione di tesi di laurea di Gino. Alla fine, vedete, il mondo (degli scrittori) è proprio piccolo!

Puoi trovare il suo ultimo lavoro qui: www.amazon.it/Medjugorje-Segreti-Rivelati-Guida-Tempi

Se vi ho stuzzicato lappetito letterario, allora potete proseguire curiosando sulla recensione de La vita attesa, link in basso. Alla prossima puntata con un nuovo autore!



 La vita attesaGolem Edizioni, 2019

genere: narrativa

pagine: 208

Qui trovi la mia recensione: faresol.blogspot.com/2020/01/spazio-recensioni-la-vita-attesa

L'attesa del Riso


«Come si sente oggi, Crepuscola?»

«Mi sento allegra, dottore!»

«Capisco… Ha voglia di spiegarmi il perché?»

«Non so di preciso il perché… So solo che sento forte la tentazione di sorridere, tante volte faccio dei sogni in cui sorrido».

«È l’inconscio che prova a mostrarle il suo lato chiaro. Come mai ha voglia di sorridere? È a causa di suo figlio?»

«Immagino di sì… Mi sorride spesso a casa e delle volte mi fa paura».

Immagina un mondo così lettore, a valori rovesciati, dove la tristezza sia una virtù comportamentale e invece ridere (o meglio, gridere) sia considerato un atto di pazzia meritevole di ricovero.

Questo è lo scenario del romanzo La Resa del Riso, che con grande soddisfazione vi presento dopo 7 anni dalla prima stesura. Era infatti il marzo del 2015 quando iniziai a scriverlo e, ti giuro, in quel momento proprio non stavo cercando nuovo materiale, avendone già tre di romanzi da "piazzare"! Eppure due sogni mi colsero in contropiede, accendendo in me linterruttore creativo... Non mi lasciarono altra scelta se non quella di scriverci una storia.

Sette anni di attesa, che lunga semina è stata. Sono stata tentata dalla resa, ma alla fine ho provato a interpretare il verbo diversamente: volevo vedere cosa questa storia avrebbe reso. Lattesa del Riso, sarebbe stato anche questo un titolo azzeccato!

La Resa del Riso ha vissuto rocambolesche (dis)avventure editoriali, come già accaduto in passato ad altri lavori, ma stavolta posso affermare che ne sia valsa davvero la pena, perché a furia di prendere cantonate sono riuscita ad alzare lasticella e quindi il valore dellopera nei suoi vari aspetti. Ti presento dunque una pubblicazione più matura e consapevole, spero anche un poco più fortunata, in modo da poter raggiungere quanti più lettori, che del resto è la missione di ogni autore.

La Resa del Riso diventerà anche un po tuo se vorrai, caro lettore, pronto ad accogliere le tue emozioni, speranze, sospiri, critiche, interpretazioni, sussulti, fiammelle che si accendono, e tante tante (g)risate.

Lattesa durerà ancora per questo mese di aprile, prima di poterci incontrare di persona nelle presentazioni che farò. Se però sei curioso, lettore, clicca qui sotto!

Per maggiori info:

www.amazon.it/resa-del-riso-Elisa-Cugliandro

www.luoghinteriori.it/collane/collane/interlinea/la-resa-del-riso

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