Madness

L'hanno fatto apposta.

I Muse hanno deciso di fare non uno, ma ben due concerti nella mia Torino, sapendo perfettamente che io sono al verde e non posso comprare alcun biglietto...
Per quanto desideri assistere al concerto della mia band preferita, troverò il modo di consolarmi. Per esempio, in quei giorni potrei andare a visitare, già che costa molto meno il biglietto, un Muse-o...
Concedetemi un po' di facile ironia, è una così immensa tragedia per una devota rockettara come me!
Magari non potrò permettermi di sborsare soldi per vedere l'unico concerto di cui davvero m'importi, ma la vita mi concede il privilegio degli incontri. A costo zero (nemmeno il trasporto pago, per noi ciclisti è così). Incontri. Mi danno forza, alimentano la già grande volontà interiore.

Sollevo lo sguardo sul mio doppio binario. Scettica sul fatto che il mondo stia per finire: nulla muore giacché tutto si trasforma. E così sarà. O almeno, spero che nella peggiore delle ipotesi qualunque asteroide ci colpisca dopo la finale di Champions League...

Folle corro su questo doppio infinito binario.
Frenetica e fredda ferrovia verso la stazione dei miei sogni, a bordo di un treno arrugginito ma ancora funzionante. E parecchio carico di materiale. Destin-st-azione Sogni.

Questo sabato debutterò su un altro blog, molto più grande; terrò una rubrica i cui post saranno pubblicati, uno ogni sabato, anche qui su Man esca. Avrete notato qualche piccola differenziuccia nel blog dall'ultima volta; in effetti, la visualizzazione è più dinamica, più complessa, più folle: ho deciso di cambiare. In fondo, cambiare è rischiare, abbandonare la strada vecchia per quella nuova, ma è anche la cosa più naturale che esista, il mutamento delle cose. Basta volerlo. Non guasta un pizzico di follia. Follia di credere che questa Destin-st-azione arriverà.
Sarò là fuori dallo stadio, nel giugno 2013 (Maya e asteroidi permettendo) a cantare a squarciagola Madness. Soluzione a costo zero. E' la mia canzone, voglio cantarla assieme a Matthew Bellamy in un furibondo sovrapporsi di migliaia di voci urlanti al cielo. E mentre lo scrivo penso che, chissà, magari troverò quel che cerco sulla via, sulla ferrovia, senza bisogno di arrivare a nessuna stazione, secondo il detto che la felicità non è un punto d'arrivo ma il percorso stesso.

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